Altri abusi

Un pensiero per chi so io

Novembre 12, 2009 · Lascia un Commento

Mentre l’autunno incalza, pubblichiamo un breve intervento di Busi apparso su “Babilonia” (n. 38, luglio/Agosto 1986, pag. 6) in risposta all’inchiesta “Estate balorda, con chi?…” in cui si chiedeva a personaggi pubblici di raccontare come avrebbero passato l’estate.

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Resto a casa quest’estate, continuo a: ultimare la revisione della traduzione francese de “Vita standard di un venditore provvisorio di collant”, a dare gli ultimi tocchi a “La delfina bizantina”, il mio terzo romanzo in programma per l’inizio dell’anno (Mondadori, si presume), a definire il contratto di “Sodomie in corpo 11” (Adelphi, presumibilmente, fine ’87), a cercare una compagnia teatrale che abbia abbastanza soldi e coraggio e bravura per metter in scena la mia commedia “Pâté d’homme”, a continuare il mio quarto romanzo “Casanova di se stessi” e a tenere i contatti con i miei traduttori inglesi, svedesi e spagnoli. Mi alzerò alle sei come ogni giorno, lavorerò fino alle due ma interrompendo alle undici per un pasto frugale, alle due e un quarto sarò sulla spiaggetta più vicina, farò tre nuotate nel lago e pochissima conversazione, rientrerò verso un quarto alle quattro e riprenderò a lavorare fino alle sette, cenerò dalle sette fino alle sette e un quarto, fino alle sette e mezza e oltre (almeno fino a un quarto alle otto) se c’è gente; andrò a dormire alle nove, mi addormenterò alle dieci, mi sveglierò a mezzanotte e alle due e mezza per via di un incubo ma in verità per fumare una sigaretta in mutande sulla terrazza odorosa di geranio e di fico, cotto di buio e di splendidi pensieri che non darò a nessuno, nemmeno a uno dei miei personaggi; due volte la settimana andrò a battere, molto presto, dalle otto alle nove, se non ho trovato niente (e è sempre più difficile) mi masturberò su una panchina di marmo all’interno del parcheggio autostradale; il sabato pomeriggio andrò a Sirmione, dalle undici alle tre e mezza del pomeriggio, nuoterò quattro volte, dirò come va al posteggiatore di sdraio e ciao due volte agli stessi a cui dico ciao da anni. Al ritorno ci sarà la coda, mi fermerò in una sera sulla strada e comprerò l’ennesima piantina a buonmercato aspettando che l’ingorgo si sfiati; una volta al mese andrò alla discoteca qua vicina, resisterò dalle nove e trenta fino alle dieci e un quarto, sentirò alcune bugie, assisterò a alcuni spregi di mendicanti fra di loro e andrò a dormire. Prima di addormentarmi avrò un pensiero per chi so io.

Consigli? Fate come me, se ne siete capaci!

P.S.: Libri consigliati per un’estate sexy: “L’ora del re” di Boris Hazanov, Sellerio; “Freud e la letteratura” di Lavagetto, Einaudi; “La scoperta delle particelle subatomiche” di Weinberg, Zanichelli; i miei.

Aldo Busi

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Da Barbino, locanda con cucina

Novembre 10, 2009 · Lascia un Commento

10.11.09 dall’aeroporto di G. Io, non essendo un ciarlatano ma credendo abbastanza in un bel bagno, nelle cure fisiatriche, in un pasto caldo e in una buona dormita, non avrei mai la faccia di tolla di sermonare, “Venite a me, o voi che siete affaticati, e io vi darò il sollievo”, portandovi via intanto quel po’ che vi è rimasto, ma metterei il seguente annuncio, anche su “Famiglia Cristiana”, “Stanchi morti, sporchi, affamati, disoccupati, ammalati e incarogniti ma disponete degli ultimi  350 euro per tentare di uscire dalla miseria morale che vi sta spingendo verso gli artigli di un Salvatore? Da Barbino, locanda con cucina, sauna, massaggiatore, ambiente cordiale e chiacchierino, 12 ore per rimettervi momentaneamente in sesto e poi come sempre i cazzi migliori al mondo: cazzi vostri!”. A.B.

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Ti curo io, caro Bellezza

Novembre 9, 2009 · Lascia un Commento

La recente dipartita della poetessa Alda Merini fa tornare d’attualità il problema, mai abbastanza sviscerato, della legge Bacchelli, famigerato espediente legislativo grazie al quale si assegna una pensione di mantenimento a personalità del mondo dell’arte e della cultura che versano in cattive condizioni economiche. Aldo Busi è intervenuto sul tema in occasione di un appello sottoscritto da svariati personaggi pubblici per l’applicazione della Bacchelli a favore del poeta Dario Bellezza. Pubblichiamo qui il contro-appello firmato da Busi e una suo successivo intervento sull’argomento, entrambi apparsi su “Tuttolibri”, inserto culturale del quotidiano “la Stampa”.

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16 marzo 1996

Ti curo io, caro Bellezza

Si ritorna a parlare di Dario Bellezza e si reinvoca l’applicazione per il suo caso della vomitevole legge Bacchelli; mi dispiace, ma io continuo a vedere in Bellezza non un poeta bisognoso di una applicazione elitarissima di una legge già ingiustamente elitaria, ma un malato bisognoso di assistenza sanitaria. Basterebbe essere nel suo stato e stadio perché, da lungo e non solo per lui, il poeta, ma per tutti i non poeti affetti da Hiv e da Aids, si attivasse il ministero della Sanità che, se fosse efficiente o almeno esistente, risolverebbe, nel limite dell’umano e del sociale, i bisogni e di Bellezza e di ogni altro cittadino terminale e solo come lui. Invece i firmatari – centocinquanta, e io non sono nel novero – del manifesto a solidarietà (…) di Bellezza continuano a sfalsare il problema e a insistere con questa legge Bacchelli a venire (quando?) per lenire la prostrazione e la miseria di Bellezza (miseria anche morale: di Bellezza non condivido neppure il modo in cui è venuto allo scoperto in quanto aidizzato: costrettovi dai carabinieri, per caso, lui, il poeta maledetto, che fino ad allora non ci aveva detto una sua parola illuminante sulla sua esperienza, che vergognosamente si nascondeva come un qualunque benedetto impiegato di banca, altro che poeta, altro che legge Bacchelli, io gli darei delle legnate anche sul letto di morte!). Nel frattempo, si dice e dice lui stesso, Bellezza starebbe morendo (perché, io no?). Siccome devo sempre fare la figura del Lupomannaro con questi buonisti di farisei che battono alle casse dello Stato invece di mettere mano al proprio portafoglio, spero non ci si sia dimenticati della mia proposta spiccia e di spiccioli allorché dicevo no alla legge Bacchelli per Bellezza: fare subito una colletta e fargliela avere. Nessuno ha voluto prendere in considerazione questa mia pratica, fulminea, efficiente controproposta, perché per tutti i firmatari era più facile pensare, “Firmiamo, non mi costa una mazza e domani magari la legge Bacchelli la danno pure a me, visto che sono stato tanto solidale con Bellezza”. Io ho tutti i nomi di questi centocinquanta firmatari e rilancio la mia controproposta: mi inviino per vaglia a nome di Dario Bellezza due milioni a testa, il che farebbe già trecento milioni (senza i miei), cioè ben dieci anni e passa di legge Bacchelli. A Bellezza li do io stesso di volta in volta, e in mano mia i soldi altrui, se destinati ad altri, sono più sicuri che in mano loro. Chiedo a Tuttolibri solo la possibilità di pubblicare i nomi che hanno aderito alla mia controproposta, senza fare alcuna pubblicità a quanti non avranno aderito ché, in assenza, se la saranno fatta da sé. Per i non firmatari che volessero inviare qualcosa per Bellezza, prego attenersi a cifre piene quali cinquantamila, centomila, centocinquantamila e così via, per mia comodità contabile. Il mio indirizzo è: via Antiche Mura 8, 25018 Montichiari (Brescia). Molte cordialità. Aldo Busi

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16 marzo 1996

Non mandate più soldi

Da sabato scorso, giorno in cui Tuttolibri ha pubblicato la mia lettera pro, si fa per dire, Dario Bellezza, a oggi mercoledì 13 le cose sono per lui favorevolmente precipitate: gli è stata riconosciuta la legge Bacchelli. Non so quanto ha contribuito la mia sferzata contro il latitante ministero della Sanità, ma è innegabile, non avesse influito per niente (e ne dubito), che gli ho portato un culo della madonna. Del resto, in recenti interviste, Bellezza si ispira molto e a Dio e alla Madonna dimenticandosi il culo che nei suoi pentimenti li tiene insieme: glielo ricordo io. Può darsi che Bellezza sia vittima, oltre che di se stesso (e qui l’Aids non c’entra, c’entra invece il vittimismo di cui ha fatto un mestiere da tutta una vita), degli intervistatori, ma a me era ignoto che si fosse candidato nelle liste dei Verdi e che, ammissione messa fra virgolette quindi per bocca sua, “godesse di ottima salute”: se è così me ne rallegro, un motivo in più per non dare il voto ai Verdi. Tramite la sua agente Laura Grandi, da me informata della mia iniziativa prima dell’uscita della mia lettera su Tuttolibri, vengo a sapere il di lui commento che già avevo messo in conto: “Una delle solite trovate di Busi per farsi pubblicità” nonché, “Qualcuno dei firmatari che mi aiuta economicamente c’è già e lo fa in silenzio”. Animebelle! Ma quante? Perché Bellezza non ci dà alcune essenziali informazioni fossero pure in metrica per farci sapere a che punto della notte è? E che dire di questo confondere una beneficenza del tutto politica, e quindi obbligatoriamente da rendere nota, con la beneficenza privata? Se la prima è chiara e parimenti disinteressata, proprio per la sua antipopolarità è tanto più nobile. È chiaro che, con la concessione della legge Bacchelli, non c’è più alcun motivo per me di continuare con questa sfacciata autopromozione e pertanto rendo noto il mio contrordine: non inviatemi più soldi per Bellezza, usateli per farvi un bel test del sangue o un gigolò. Del resto, a parte i miei due milioni già fattigli inoltrare a mio nome e lire centomila dalla signora veneziana Virginia Ciuffini – grazie della spiritosissima letterina – alla quale le restituirò, qui a tutt’oggi non si batte chiodo, e respingerò il milione di Natalia Aspesi, l’unica ad essersi fatta viva. Se mi arrivassero altri soldi, che prevedo ormai ancor più scarsini, li darò al Reparto Infettivi del Civile di Brescia, che così non devo andare avanti e indietro dalle Poste. Sia chiaro che mi ritengo pronto a rifare tutto daccapo e che sto studiando delle pose inedite per venire bene sia in foto sia dal vivo. Visto che lo sono… Grazie per l’ospitalità. Aldo Busi

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Con un piede nella fossa di Stato

Novembre 6, 2009 · Lascia un Commento

6.11.09 da G. Ormai devi proprio essere un genio adamantino di prima lucentezza perché non ti facciano dei funerali di Stato: se li fanno a Fernanda Pivano, è perché li stanno preparando per Signorini, Ferrara, Arbasino, Rossella, Mieli, Scalfari, Dalla, Alberoni e signora, e a, uno per tutti, Zero? Di sicuro, se li fanno a Alda Merini, dovranno farli anche a Cossiga. A.B.

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Paese che vai, poeta che trovi

Novembre 4, 2009 · Lascia un Commento

4.11.09 Da G. Perché il sentimentale, fascinoso, sensualtriviale García Lorca, che certo non scriveva dell’antifranchismo che ne causò l’assassinio, è un grande poeta (civile!) e Pasolini no? Perché il primo viveva l’unica vita tollerabile per un poeta, cioè per un cittadino qualsiasi, viveva una vita politica, senza rete di protezione alcuna, politica in ogni dettaglio della sua personalità e delle sue azioni, mentre il secondo scriveva la poesia più intollerabile e trombona per chiunque, una poesia politica, restando poi nella vita, specialmente sessuale/privata e quindi civile/pubblica, un superficiale sentimentaloide pieno di vizi doppiogiochisti, di miopia misogina e omofoba, di plagiario narcisismo piccolo borghese – nonché di segrete richieste di aiuto e di spinte ai finti nemici (notamente a Andreotti, niente di meno). Triste la sorte toccata in Italia ai due più grandi poeti della modernità: Rimbaud è stato oggetto di un saggio di tale Minore, un modesto travet cattolico che spudoratamente in Lui si identifica, Lorca è stato tradotto da Carlo Bo, il più onorato, pigro, servizievole e scientemente pavido dei cani da guardia, dalla salda poltrona, del democristiano clericalismo accademico. (Ho appena letto il riassunto che un quotidiano spagnolo fa dell’intervista rilasciata ieri alla Stampa da Confalonieri sui casi giudiziari e l’innocente, non antidemocratico peronismo di Berlusconi: ho riso talmente tanto, mi sembra il promo più azzeccato per l’imminente spettacolo di Daniele Luttazzi al Nuovo di Milano). A.B.

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