24.12.08 Fort Lauderdale
Quando la polizia interviene in soccorso (Non c’è stato comizio – ne ho ascoltato una dozzina – che Obama non abbia concluso con “God bless you. God bless the United States of America”, il che per me significa, se non proprio dalla padella alla brace, riscaldare la solita minestra mentre giri la stessa frittata). Dei genitori allarmati chiamano il dipartimento di polizia chiedendo aiuto perché il figlio diciottenne minaccia di suicidarsi, sul posto arriva prontamente un poliziotto, bianco, vede il ragazzo farneticante con un coltello in mano, estrae d’istinto la pistola dalla fondina (forse perché il ragazzo è nero? si chiede, alquanto timidamente, l’estensore dell’articolo) e con un colpo lo fa secco. Mentre della vittima abbiamo anche la foto e la breve e travagliata cronistoria esistenziale, dell’assassino, che già si appella alla legittima difesa, viene coperto il nome e la qualifica (assistente sociale armato? psicopatico pentito e quindi collaboratore istituzionale?). Ho cercato di commentare l’assurda atrocità dell’episodio lì tra gli americani alla reception dell’albergo, scena muta da parte di tutti e sei, presto scomparsi come presi dal dubbio di aver lasciato aperto il rubinetto della vasca. Sono sicuro che, se richiesti o anche se non richiesti come fanno quasi tutti gli intervistati in televisione, uno dopo l’altro direbbero che credono in Dio, loro – e anche il poliziotto lo metterà bene in chiaro quanto prima nella sede opportuna. Io credo solo che con quel ragazzo e con la sua famiglia sono stato ammazzato un po’ anch’io. A.B.



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