Sms 12.3.09
(ricevuto ieri, lo pubblichiamo oggi venerdì 13 marzo 2009)
Ormai ho riposto ogni speranza in Brighton – da domenica in poi -, qui a Londra è pressoché impossibile fare una chiacchierata estemporanea non a pagamento con un inglese che non sia un senzatetto con un pidocchioso passato eterosessuale e un presente di pisciasotto – quindi spiccioli per una birretta e, desumo, relativo pannolone. È concepibile una checca homeless? Chi non ha un superattico va a donne, chi ce l’ha va con chi vuole. Siccome scrivere implica scrivere ancora e sempre di umani me compreso e fare di una storiella una storia (quella capitata a degli umani mai “come me” e pertanto obsoleti sé come tutti), smettere di scrivere non è che una mezza soluzione: se vivi più del dovuto perché non sai che fare delle dodici ore giornaliere che prima passavi a scrivere, loro ti capitano addosso ovunque. L’insegnante, ormai privato, di Inglese mi ha chiesto, tanto per ingrassare un idiomatismo, se, svegliandomi regolarmente alle 5 ed essendo quindi un early bird (per gli interessati: “un uccello mattiniero”), a quell’ora ero di cattivo o di buon umore. Gli ho detto che bisogna essere almeno in due per dire se sei di umore così o cosà, che io, svegliandomi e anche vivendo perennemente da solo, non ho un umore, che a pensarci bene non mi sembrava di averne avuto uno da anni, e che non c’era niente che volessi fare tanto quanto non volessi fare. Lui sovrappensiero ha tirato una linea retta, rettissima, sul foglio dicendo, “Una vita piatta, insomma”. Che ingenuo. A.B.
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