La sacra famiglia

Riceviamo e pubblichiamo una serie di commenti dei lettori di Altri abusi, a proposito del recente carteggio tra una lettrice e Aldo Busi.

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Roberto Pascale da Facebook 24.05.09

“È capace di farmi vedere le cose da un’angolatura completamente inedita. Mi costringe a strappare qualche velo di ipocrisia che indosso.
Grazie, Marcella.”

Laura Facchin da Altri abusi 24.05.09

Signor Busi e Signora R., in questo Paese dove tutto sembra andare a quel paese, sapere che esistono scrittori così Scrittori e lettori così Lettrici, voglio dire civiltà così Civili, rende la vita di noi tutti italiani/e molto più Vita. Grazie, Grazie, Grazie ancora, perché vivere in Italia sapendo che in giro ci siete anche Voi, rende la vita di noi tutti/e più Vita. Un abbraccio a entrambi/e. Laura Facchin

Salvatore da Facebook 24.05.09

Lo devo ammettere Grande Aldo Busi, perché dare una risposta del genere a quella signora tornata al suo paese di origine, dopo aver sacrificato altrove oltre trent’anni della sua vita, ha in sé un qualcosa di umano, di riconoscimento dei sacrifici che le donne oggi assumono per allevare i propri figli e fornire loro un sicuro avvenire, alla fine di un’intensa giornata lavorativa. E premio finale per tanta dedizione a tali valori risulta essere l’invidia, la gelosia e la discriminazione dei compaesani, allorché un giorno lei ritorna al paese di origine. E alla sua disperazione per tale atteggiamento lo Scrittore giustamente la invita a far ritorno, dove aveva trovato felicità e serenità, lasciando definitivamente la sua casa originaria, perché solo loro devono disperarsi della loro solitudine e grettezza di vedute, della loro ipocrisia e volontà di voler soggiogare chiunque a determinate situazioni-trappole, da cui per molti risulta oltremodo difficile riuscire ad evadere.”
Salvatore

Mariela De Marchi da Altri abusi 24.05.09

La lettera alla ex bambina stuprata è un testo che ha toccato più nervi dolenti di quanti immaginassi di avere. Non succede sempre con i testi di Busi, che pur essendo sempre acuti e brillanti, e trattando argomenti che riguardano tutti, non sempre mi “spostano il pavimento”, come dice un’azzeccata espressione boliviana. Così, credo, è capitato anche con la lettera della bruttina intelligente e credo di non essere la sola a reagire in questo modo. Resta l’amarezza di scoprire che si è più inclini a reagire, ad assorbire con i pori ben aperti, solo quando le cose vengono dette in modo esplicito: ciò che Busi ha scritto in questa lettera è già presente nei suoi libri, la bruttina lo sa e proprio per questo scrive a Busi, perché sa di poter trovare conferme e rassicurazioni sulla sua comprensione di una realtà palese – la famiglia come associazione a delinquere, come combriccola di vampiri bulimici.

Quando ho letto lo scambio epistolare ero fresca di una mancata lite con i miei. Mancata per mia volontà, o forse perché non ho avuto la prontezza per capire quale strategia adottare nei loro confronti dopo aver scoperto una cosa lapalissiana: loro non mi conoscono, non sanno come sto, non sanno quanti sacrifici devo fare per aiutarli. Non solo i miei non sanno chi sono, non sanno come mi organizzo, non si chiedono se possono fare qualcosa per sollevarmi dal loro peso, ma io stessa per molto tempo non ho saputo niente di loro, perché semplicemente non mi interessava. Rincaro la dose: non ho fatto molto perché loro sapessero di me, della mia situazione passata o attuale. Ma loro non si sono mai chiesti niente su di me, o se lo hanno fatto non hanno voluto guardare in faccia le risposte? La sostanza è che mi sono disinteressata e loro pure. Solo che io mi sono svegliata e loro sono ancora dei sonnambuli. Inizialmente avevo voglia di prenderli tutti in riunione e giù a dire tutto. Ma poi? Cambierebbe qualcosa? No, l’unica cosa che posso fare è spingere di qua e di là per ottenere alcuni piccoli cambiamenti IO, costringere io i miei fratelli a fare ciò che i miei non sono in grado di esigere da loro (sarebbe il loro compito), essere io a porre i limiti e imparare a respingere i miei parenti quando è il caso.

Alcune frasi di Busi sembrano uscite dal mio cervello l’altra sera, subito dopo uno pseudodialogo con mio padre – fatte salve le abissali differenze di articolazione, è chiaro. I parenti che ho, i miei genitori e i miei amati e odiati copartoriti, non sono per niente diversi da quelli degli altri. E io, che sono arrivata fin qui, non senza colpe, sono stanca di lamentarmi e stanca di non avere la situazione nelle mie mani. La lettera di Busi, dunque, sembra scritta per me. Ma lo so che non è per me ma per le tante persone in una situazione come la mia: è una specie di schiaffo per chi lo sa capire, solo i ciechi la vedranno come un mero consiglio dato a una persona intelligente ma chissà come mai in una situazione spiacevole che si è procurata da sola. La lettera, per quanto mi riguarda, è arrivata nel momento giusto, quando io avevo gli occhi per leggerla sul serio, un anno fa non avrei potuto apprendere veramente ciò che dice. Ora non ho più dubbi su cosa sia la famiglia, questa grande truffa (anche l’Italia è una truffa madornale, non a caso è così familista e clericale), questa macchina che divora tutto e tutti se non si hanno gli occhi aperti e la mente sveglia – e il cuore che batte, ché induriti come siamo non ci accorgiamo nemmeno delle tonnellate di catrame con cui ci schiacciano i parenti, catrame che cola e si insinua dappertutto. I parenti sono degli sconosciuti che si avvinghiano a te per succhiarti il sangue, l’anima, la forza solo perché hai lo stesso cognome. Ma ci può essere qualcosa di più assurdo?

Capisco, eccome, la bruttina intelligente! Capisco come sia riuscita a tornare dai parenti, capisco la debolezza, la voglia di affetto pur sapendo che non c’è, non lì, forse da nessuna parte. Lei non chiede chiarimenti a Busi, chiede conferme perché purtroppo conosce le risposte. Avendo paura di dover ammettere che ha sbagliato a tornare, che si è cacciata da sola in quel viperaio, vuole che sia Busi a dirglielo, come se lei non lo sapesse già. E Busi è stato gentilissimo nella fermezza e decisione con cui ha risposto, delicato ma non troppo, andante con moto. Caro e spietato allo stesso tempo.

In quanto a me, invece, rifletto molto sul mio modo di ricevere questi testi. Penso al perché dei miei atteggiamenti nei confronti dei miei (miei!), perché non sono ancora riuscita a essere attiva anziché maldestramente reattiva. Nel resto della vita, in particolare nel lavoro e nei compiti casalinghi, di solito sono pignola e scrupolosa, perfezionista, ossessiva con l’ordine e l’organizzazione, imparo in fretta, sono curiosa e attenta… Quelli sono però i miei modi di possedere qualcosa, di sentire che posso controllare qualcosa, visto che il controllo della mia vita intima mi è sempre sfuggito o anzi il tipo di controllo che ho esercitato su di me è completamente contorto, controproducente e dissociativo. Ora mi trovo nel passaggio dalla quasi passività al bisogno estremo di essere soggetto politico.

In poche parole il testo di Busi ci lascia nudi davanti allo specchio, ma di solito nemmeno ci accorgiamo di essere noi quelli lì, non vediamo lo specchio, non vediamo affatto.

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