Pubblichiamo un articolo di Flavio Marcolini apparso su Brescia Oggi, 30 settembre 2009, pagina 43.
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Da qualche giorno è in libreria la nuova edizione Oscar Mondadori del secondo romanzo di Aldo Busi, «Vita standard di un venditore provvisorio di collant» (pp. 456, euro 10), che quando uscì per la prima volta nel 1985 consegnò alla storia della letteratura un impareggiabile affresco dell’Italia capitalista, conformista e, magari inconsapevolmente, ancora fascista.
Definitivo è stato a suo tempo il giudizio espresso su quest’opera dall’autore stesso: «A mio modesto parere di lettore di me stesso considero “Vita standard di un venditore provvisorio di collant” superiore per bellezza e ritmo e commozione a “Seminario sulla gioventù”».
A distanza di sei anni dall’ultima edizione tascabile, riveduta e aumentata, lo scrittore monteclarense lo ripropone ora in una versione ulteriormente rinfrescata, consentendo ai lettori vecchi e nuovi di gustare le avventure e le sventure dell’intellettuale Angelo Bazarovi, poliglotta e coscienza critica del caleidoscopio di persone che frequenta, sempre in giro per l’Europa ad accompagnare come interprete Celestino Lometto, un industrialotto mantovano cinico, volgare, arrogante e, va da sé, assolutamente ignorante.
Farà bene a tutti, in tempi di crisi economica, rimeditare sulle pagine di «Vita standard», perché il romanzo ha molto da insegnare sui meccanismi di funzionamento del capitalismo.
Sembrano essere lì l’uno per l’altro, questi due amici per caso, uniti da un interesse reciproco ma asimmetrico, fatto dei lavori in nero, dei trucchi del mestiere, degli stolidi egoismi fuori scena, tutte prerogative di Celestino Lometto radiografate con acume antropologico dal giovane Bazarovi, che ne trae metonimicamente un’impietosa ricognizione sulle modalità di produzione e circolazione delle merci, modalità ciniche e perverse che hanno finito per diffondersi a macchia d’olio nella provincia padana.
In copertina: J&PEG
Made in USA, 2008
Fotografia e acrilici su pvc
Collezione privata



