Pubblichiamo oggi, 28 ottobre 2009, un articolo di Aldo Busi originariamente apparso sulla rivista Babilonia, n. 198, aprile 2001, pagina 8.
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Non lamentatevi se tacerò
Era già l’ora che stravolge il desìo
ai naviganti e gli intenerisce il colon…
Sono imminenti le elezioni politiche e uno dei temi principali della campagna del Polo è l’odio contro gli omosessuali; i discorsi omofobici di Fini, Casini e Bossi al recente raduno di An a Napoli, del tutto suffragati dal divertito silenzio di Berlusconi (che se non fosse per gli omosessuali, ritenuti di nessuna utilità sociale, dovrebbe chiudere le sue reti televisive), ne sono l’ennesima conferma; ciò detto, è risaputo quanto gli omosessuali, dichiarati e no, abbiano da sempre votato per le forze cattofasciste a loro ostili; non voglio qui spendere alcuna energia ulteriore per spiegare questa alleanza morbosa e viziosa della vittima prescelta coi suoi carnefici storici, decenni di impegno personale in questo e molti altri sensi bastino, e se no, pazienza. La vittoria delle destre sembra inevitabile, anche se tuttora stento a credere che l’Italia ripiombi nel fascismo dopo pochi decenni da cui si era liberata con tanto spargimento di sangue; il revisionismo storico più indecente e il papismo increscioso di alcuni giornali cosiddetti nazionali hanno avuto gioco facile contro una sinistra vile e latitante, di fatto sinergica alla destra più reazionaria; il popolo dei gay mi sembra del tutto insensibile ai temi politici che riguardano il paese, come se non riguardassero loro e i loro bisogni; per la maggior parte dei gay l’omosessualità continua ad essere una colpa da espiare e un raptus fisiologico in cui concentrare tutte le proprie energie mentali; nei locali gay italiani si respira angoscia, superficialità e rassegnazione, nonché la finta euforia sessista che rende i gay degni di essere perseguitati, poiché questo sembra la loro massima aspirazione, per poi piangere sulla prima spalla a tiro (non sulla mia, per favore); stilisti e registi e attori e intellettuali gay non stanno spendendo una parola per la democrazia di questo paese; ebbene, il mio avviso consiste in questo: ho fatto tutto quello che ho potuto prima e durante per i più elementari diritti civili, con le mie opere e con la mia vita, ma dopo, cioè da adesso, io non farò più niente per nessuno, resterò impassibile alle epurazioni, alle umiliazioni, ai licenziamenti, ai pestaggi come da sempre lo è il 99 per cento dei gay italiani.
Non chiedete rinforzi a me, non lamentatevi se tacerò (spero proprio di riuscirci) o se me ne andrò da questo paese, cosa che avrei già fatto da una dozzina d’anni se non fosse per una promessa fatta a mia madre; io non ci sarò più nelle nostrane battaglie civili che riguardano più gli altri che me (a me personalmente e sessualmente, infine, dei maschi importa ancora meno delle femmine), e forse da questa assenza si capirà quanto io sia stato presente.
In culo alla destra, alla sinistra, al Vaticano e ai gay che pensano che essere gay consista nel diritto o di piangere sul latte versato o di tacere del tutto.
Aldo Busi