Pubblichiamo oggi, 1 novembre 2009, un articolo di Natalia Aspesi originariamente apparso su Repubblica il 25 aprile 2001, a pagina 8.
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Basta! Da adesso, Aldo Busi non farà più niente per gli omosessuali, “resterò impassibile alle epurazioni, alle umiliazioni, ai licenziamenti, ai pestaggi, come da sempre lo è il 99% dei gay italiani”. Il geniale scrittore italiano, che ricorda di aver fatto tutto quello che ha potuto “per i più elementari diritti civili, con le mie opere e la mia vita”, ha scritto uno dei suoi crudeli articoli per Babilonia, il mensile gay e lesbico italiano, con il titolo “Non lamentatevi se tacerò“, per annunciare che su di lui i gay non potranno più contare: perchè “è risaputo quanto gli omosessuali, dichiarati e no, abbiano da sempre votato per le forze cattofasciste a loro ostili”. Forse Busi esagera: certo è che tempo fa un sondaggio fatto dal sito gay.it pur dando voti bassi sia a Rutelli che a Berlusconi, segnalava un lieve vantaggio per quest’ultimo. Ma cosa pensa l’informazione gay delle scelte politiche dei suoi lettori? “13 maggio: election gay” è il titolo di apertura del numero di Babilonia che uscirà pochi giorni prima del voto. La rivista si dichiara fiera di non essere schierata politicamente, anche se molti lettori si lamentano della linea di destra che andrebbe assumendo. Forse perché nel numero di aprile in edicola c’è una lunga intervista a Giuliano Ferrara (con ritratto in copertina e titolo “La destra non fa più paura”). E per esempio il direttore del Foglio dell’omofobia di Bossi dice che si tratta di “una carta oscurantista” giocata addirittura “in modo grottesco”. Ma trattandosi di un tipo inaffidabile, il buonuomo potrebbe anche “formare un partito leghista gay”. Pure i discorsi di Fini all’assemblea nazionale di An a Napoli, sono solo una “forma di virilismo nostalgico”, mentre le scempiaggini “chiesastiche” di Casini e Buttiglione sono “tutta roba strumentale”. Il numero di maggio sarà leggermente di sinistra solo perché, elencando una ventina di candidati gay (ma anche, dice Babilonia, del genere “ambiguo, bisessuali, trans o cyber”) alle prossime elezioni politiche e amministrative, non ce ne è uno solo proposto dal centrodestra: con buone possibilità di essere eletti nel proporzionale, se ne trovano nelle liste dei Ds, di Rifondazione, dei Verdi, del Girasole, dei Comunisti italiani. Il nuovo mensile Pride, nel numero di maggio non ancora uscito accusa sia Babilonia che Guidemagazine di essere di destra. Il suo direttore Giovanni Dell’Orto fa una dichiarazione di voto per Rifondazione Comunista non perché sia d’accordo con la sua politica ma perché il partito punta su dieci deputati, di cui tre gay. E dà per quasi certa nel proporzionale l’elezione di Franco Grillini (Ds), Giampaolo Silvestri (Girasole) e, per il Senato, dell’avvocato Ezio Menzione (Rifondazione). Nel numero in edicola adesso, Pride intitola “Facciamo un voto?” il suo articolo politico che comincia così: “I talebani di casa nostra (Bossi, Fini e Buttiglione, tanto per citare i più noti) l’hanno ormai ripetuto sino alla nausea: se saranno loro a vincere le prossime elezioni, non ci saranno sconti di pena per gli omosessuali. Tutte le discriminazioni giuridiche esistenti resteranno”. Ma per chi votare allora visto che “il centrosinistra che ha governato l’Italia negli ultimi cinque anni ha procurato anche ai gay una serie di cocenti delusioni?”. È vero che sul sito web del candidato Francesco Rutelli “sono comparse interessanti ammissioni”, come il fatto che “dal principio di laicità dello Stato consegue la legittimità di forme familiari, stili di vita e orientamenti sessuali liberamente scelti”. Ma anche con l’Ulivo non si può mettere la mano sul fuoco. “Il criterio più sicuro sembra quello di appoggiare i candidati esplicitamente gay e lesbiche”. Ma se è vero, come sostiene Busi, che i gay sono “cattofascisti”, potrebbero davvero essere loro a contribuire a una eventuale vittoria della destra? Lo scrittore non riesce a credere che l’”Italia ripiombi nel fascismo dopo pochi decenni da cui si era liberata con tanto spargimento di sangue”, però giudica il popolo dei gay “del tutto insensibile ai temi politici che riguardano il paese, come se non riguardassero loro e i loro bisogni”. Busi ha pubblicato da poco uno dei suoi preziosi manuali accolti sempre con successo dai lettori e da inquieto silenzio dai critici. Ed è il “Manuale del perfetto papà (beati gli orfani)”, essendo quella del padre la figura da lui tra le più odiate e non solo per la sua drammatica esperienza personale, ma perché di buoni padri di famiglia lui ne incontra parecchi nell’anonimato delle saune. “Sono quelli che considerano l’omosessualità una colpa da espiare di nascosto in un raptus fisiologico, in ghetti tollerati dove si respira angoscia, superficialità e rassegnazione. Fuori poi, trovano che Bossi non è male”. Busi si è sempre battuto politicamente anche per i gay, rischiando ben due volte, nel ‘75 e nell’ ‘84, di essere ammazzato. “Adesso basta, anche perché cosa fanno oggi i registi, gli scrittori, gli stilisti gay per la democrazia? Niente”. Dice di non essere convinto che vinca il Polo, anche perché i delusi da certi comportamenti della sinistra questa volta torneranno a votare: “Non sono un profeta, ma penso che l’astensionismo sarà sotto il 25%, lo sento andando in giro, nell’aria”. Se dovesse vincere Berlusconi, teme lo scrittore, sarà lui a scegliersi la sinistra che gli fa comodo, e starà su almeno dieci anni. “Se vincerà il centrosinistra, sarà la società civile, la migliore, a cambiare la sinistra dal suo interno. Io non ce l’ho con la persona Berlusconi, ma con il Berlusconi che è anche in tanti uomini della sinistra. Dobbiamo scegliere, e lo dico anche ai gay, che mi vedono come il più colpevole degli eretici, tra l’annullamento o il ripristino della speranza. E senza speranza nessuno può vivere”.



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